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Sull’educazione e i giochi di prestigio
Mio zio era bravissimo a fare un gioco di prestigio con le banane (e non mettetevi a ridere come in seconda elementare per piacere).
In pratica infilava un ago in una banana ancora con la buccia e lo muoveva in modo da sezionare la banana per orizzontale. Poi ripeteva questa azione a diverse altezze, in modo da tagliare a fette la banana ancora avvolta dalla sua buccia.
Fatto ciò si presentava a casa dei fratelli e regalava ad ogni nipote una banana che, quando la aprivi, era già a fette.
Questo gioco di prestigio suscitava grande stupore in noi bambini, finchè un giorno lo zio svelò il trucco a mio fratello, il quale prese ad infilare aghi nelle banane e a lasciarli lì, attentando alla vita di noi incolumi familiari.
Chiunque abbia intenzione di insegnare giochi di prestigio con gli aghi e le banane ai suoi nipoti tragga insegnamento da questo annedoto pedagogico.
E con questo Progetto Ghiaia scompare nuovamente per altri 15 mesi.
Adieu
ohi io parto, se andate in Corsica, incontriamoci ad Aiaccio il 10 agosto davanti alla fontanella! Io sono quello bello che tipo le donne quando mi vedono svengono dicendo: "Ma chi è quello così bello?"
Ritornerò su questi schermi i primi di brumaio… con la solita frequenza latitante of course!!!
Abbiate cura di voi, che mi state a cuore!
Sull’asfalto e il Giòtto
L’altro giorno mi sono accorto che hanno asfaltato la strada davanti casa mia. L’hanno asfaltata per benino! Da un giorno all’altro, di punto in bianco, dove prima cerano tutte buche e terriccio e brecciolino, hanno fatto una bella spianata di asfalto, liscia liscia, e hanno pure messo la segnaletica, chiara, bianca, bella!
Questo bell’asfalto nuovo comincia davanti casa mia e finisce cento metri più in là… Strano!
Allora mi sono domandato: "Non è che il Giòtto l’hanno organizzato a casa mia?" Mi sono messo a correre, un po’ preoccupato, perché avevo lasciato tutto un casino, e magari mi dipiaceva che Michelle e Carlà si dovessero mettere a raccogliere le mie mutande. Però quando sono arrivato, casa era vuota e le mie mutande stavano ancora là davanti al cesto dei panni sporchi…
O se ne erano già andati o il Giòtto lo avevano fatto dalla signora del piano di sotto!
Rimpianti e rimorsi
C’era questo mio amico che si chiamava Samuel Clemens (ma tutti lo chiamavano in un altro modo che non vi sto a dire perché non è essenziale ai fini del racconto) che sosteneva che tra vent’anni sarò più deluso da quello che non ho fatto, rispetto a quello che ho fatto.
Per questo il mio maggior proposito da qui a vent’anni è quello di dedicare l’intera mia esistenza a cose che mi deluderanno più di quelle che non farò…
Può sembrare contorto, ma alla luce di questa riflessione l’esistere acquista significato!
E ora lasciatemi in pace devo dedicarmi a cose deludenti!
Vocabolario di Ghiaia: iperonimi
Oggi ho imparato una nuova parola: Iperonimo
Ma ho già dimenticato cosa vuol dire, quindi potrei dirvi qualunque cosa senza sentirmi in colpa e voi non potreste farci proprio nulla, perché secondo me voi non lo sapete cosa vuol dire Iperonimo.
Allora iperonimo è quando uno…
Ah no, ho sbagliato, magari vi collegate a wikipedia e lo sapete pure voi cosa vuol dire iperonimo e mi fate fare una figuraccia.
Allora che volete da me? Andatevelo a guardare su wikipedia. Io tanto lo so, e mica ve lo vengo a dire a voi, che manco vi ho mai visto in faccia!
Che poi abbiamo mai mangiato insieme io e voi? No! Ecco, e non pensate che sarebbe il caso di rimediare?
Vabbè è tardi raccolgo gli ultimi iperonimi sparsi qua e là e me ne vado a casa.
Ciao!
L’uomo frittella
In moto.
Fermo al semaforo.
Passa un uomo che sa di frittella.
Vorrei azzannarlo.
Verde.
Lui corre.
Lo perdo di vista.
Riparto affamato!